mercoledì 27 gennaio 2010

Matteo Nuti

Matteo dipinge in ginocchio come un musulmano che prega, Matteo ha un bel sorriso, Matteo lavora come visualizer per un agenzia pubblicitaria, Matteo si sta facendo crescere la barba, Matteo in casa ha uno sposacenere(che invidia!), Matteo non sa dove sarà tra cinque anni. Nell’attesa, qui, c’è un po’ di Matteo:

Immagina che io sia una bambina di 7 anni: prova a spiegarmi quello che fai…
E se regalassi una Barbie a questa bambina? Non so, sarei in difficoltà...non credo sia giusto scoprire certe cose a sette anni. Per parlare di quello che faccio dovrei parlare di quanto ho potuto sceglierlo. Spesso le persone che guardano un artista - e non mi piace il termine artista - pensano che sia fortunato, appagato da quello che fa. Ma, se quello che fa non fosse una scelta?

I tuoi quadri sono molto tecnici. Che studio c’è dietro il tuo lavoro?
Ho pensato prima a dei punti cardinali che fossero legati alle cose che mi piacevano – per esempio: se disegno, mi viene da disegnare una figura, un soggetto umano – poi ho pensato: come faccio a rendere questa cosa alla portata di tutti? Da qui: la geometria e la casualità. La geometria perché è semplice, oggettiva: un quadrato può disegnarlo chiunque. La casualità perché è la totale assenza di regole e, nella totale assenza di regole tutti quanti abbiamo le stesse possibilità.

Raccontami cosa succede quando ti metti a lavoro.
Potrei essere in montagna come al mare, in mezzo alla gente, nel deserto o ad un rave: quando dipingo è come se fossi da un’altra parte in una sorta di apnea. Lavoro per una/due ore, poi mi fermo, riprendo fiato e poi, ci ricado di nuovo.

C’è spazio per l’improvvisazione nei tuoi lavori?
E’ tutta improvvisazione, non programmo niente. Faccio tutto in scala 1:1; se tu sei il mio soggetto, prendo le misure della tua testa dopodichè scatto delle fotografie. Ridisegno te geometricamente ma in maniera verosimile. Lavoro su dei supporti trasparenti, su di un lato disegno la geometria mentre sull’altro spargo la vernice in maniera casuale, dimenticandomi totalmente della figura. Poi, inizio a cancellare la geometria e la ricostruisco su alcune tracce della pittura casuale. A questo punto diventa un gioco di compensazione: cancello l’una e ricostruisco l’altra e viceversa. Posso lavorare per mesi su di un quadro e, a volte, può succedere che dopo tre mesi io butti via tutto. Quando mi separo dal lavoro è perché si crea una situazione di stallo in cui io non vedo più niente. Non lo decido io quando un quadro è finito, è finito quando non abbiamo più niente da dirci, quando arriva quel momento in cui smetti di fare e cominci a guardarlo. E lo guardi per tanto....

Se perdessi la tua abilità creativa cosa faresti per guadagnarti da vivere?
Ho fatto l’imbianchino e il piastrellista prima, credo che tornerei a fare una cosa del genere. Sceglierei comunque un lavoro in cui poter usare le mani.

Ti ha chiamato qualcuno oggi? Cosa hai scarabocchiato mentre eri al telefono?
Non ho scarabocchiato.

Cosa ti mette di buonumore?
Non una sorpresa ma qualcosa che mi sorprende. Quella cosa che non ti aspettavi che potesse capitare in una giornata. Anche annoiarmi mi mette di buonumore.

A cosa stai lavorando adesso?
A niente.

Il lavoro di cui sei più soddisfatto?
Di tutti i miei lavori sono soddisfatto...per i primi due mesi! Dopo inizio a vedere dove, secondo me, ho fatto degli errori e, se avessi ancora con me quel quadro ricomincerei a lavorarci.

Mi fai il nome di un tuo amico artista?
Antonio Cataldo.

(durante questa intervista è stata consumata una cena al Kitchen, bevuto molto vino, fumate N° ??? sigarette, parlato di nipoti, di putrelle e di un soppalco che potrebbe sprofondare sotto i miei piedi, di termosifoni con effetti ottici non dovuti all’effetto dell’alcol. Vista casa di Matteo, sfogliato un vecchio numero di Rolling Stone, parlato di Hans Ulrich Obrist e di Cedric Price, parlato di Jeff Koons e Cicciolina, parlato di Moana Pozzi, parlato di De Andrè e Lucio Dalla, sorriso per la “puttana ottimista e di sinistra” di “Disperato erotico stomp”; sfogliato Le Dictateur, cercati video su youtube, googleggiato, parlato di uno street artist che Matteo vorrebbe investire con l'auto, sorriso, parlato de “La variente di Lüneburg”. Ascoltato: Rustie, Sting - “if on a winter’s night…” intero album -, Subsonica, Dresden Dolls, Telephone Tel Aviv, Terranova. Chiamato un taxi ad un ora imprecisata)

Matteo lo trovi qui

2 commenti:

RobertoCaprioli ha detto...

mi posso offrire per un'intervista? cioè non sono artista ma mangiare e bere lo faccio benissimo....

LaMarmu ha detto...

mangiare e bere bene è pur sempre un arte...