Penso sia per il mio lavoro “Fear” nel quale ripercorro alcune dinamiche infantili: a lui è piaciuto molto, forse anche per il fatto che ci sono delle somiglianze con i suoi quadri.
Che macchina fotografica hai in borsa?Nessuna, ma ho la mia agenda: se vedo qualcosa di interessante, prendo appunti e cerco di svilupparli in modo da creare qualcosa che abbia un significato espressivo. Non mi piace la fotografia d’assalto: non amo invadere la privacy delle persone.
Fare sesso ma, meglio…
Esatto, penso di essere più brava a “toccare” con gli occhi che con le mani.
Quando ti sei detta: da grande voglio fare la fotografa?
Oggi perché ero stanchissima.
Dipende da quello che voglio comunicare. Non vivo la postproduzione come ricerca della perfezione ma, come aggiunta di significato.
A pelle
Quando, attraverso l’espressività e attraverso le rughe mi racconta il vissuto di una persona. Anche quello che un volto non dice mi piace molto…
Il record è stato un mese di preparazione ma, in media ci impiego due settimane. Sono estremamente attenta ad ogni minimo dettaglio.
Ho vissuto fino ad adesso pensando a quello che poteva essere il giudizio degli altri ma, adesso, a 25 anni, sono cresciuta e non mi interessa più. Anche quando esprimono dei commenti sul mio lavoro, apprezzo di più chi mi dice: “Non mi piace!” piuttosto che “Io l’avrei fatto così…”
Direi: sensibilità, rispetto – secondo me il vero fotografo non dovrebbe mai avere quello sguardo che in sociologia viene definito “pornografico” – e perseveranza, soprattutto di questi tempi. Se posso aggiungerne una quarta: botte di c**o pazzesche!
Dietro! Davanti, solo se l’obiettivo è mio. Non amo essere fotografata da altri: non ho mai avuto un rapporto pacifico con il mio corpo.
Qual è il miglior sbaglio che tu abbia mai fatto?Venire a Milano: è stata quasi una scelta obbligata. Mi sarebbe piaciuto andare a Londra. Prima di arrivare nel capoluogo meneghino, non avevo una buona impressione della città ma, era l’unica soluzione per poter restare vicino alla mia famiglia. Ero consapevole del fatto che mi sarei dovuta rimboccare le maniche ma, a oggi, sono molto soddisfatta dei risultati. Nell’ultimo anno ho fatto ¾ delle cose che sognavo quando ero piccola: compreso quello di realizzare un videoclip musicale.
Ad una mostra sulla femminilità per una galleria di Treviso: Spazio Borgo Panigali. Si tratta di una personale in cui indagherò le dinamiche sociologiche ed emotive femminili. Quasi metà della mostra è già pronta; ho cercato di riprendere quei momenti molto intimi che solitamente le donne non amano mostrare e mi sono accorta che gli spazi in cui ti è concesso di essere veramente donna sono pochissimi.

Angelo Crazyone







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