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lunedì 26 aprile 2010

Angela Loveday

Angela ha appena finito di girare un videoclip musicale; Angela giocava a pallacanestro; Angela, da piccola, era una fan di Lady Oscar; Angela è molto determinata; Angela compirà 26 anni il 14 Maggio; Angela ha 15 tatuaggi sul corpo; Angela forse un giorno diventerà medico. Al momento però è una brava fotografa...

Secondo te, perché Marco Demis mi ha fatto il tuo nome?
Penso sia per il mio lavoro “Fear” nel quale ripercorro alcune dinamiche infantili: a lui è piaciuto molto, forse anche per il fatto che ci sono delle somiglianze con i suoi quadri.

Che macchina fotografica hai in borsa?
Nessuna, ma ho la mia agenda: se vedo qualcosa di interessante, prendo appunti e cerco di svilupparli in modo da creare qualcosa che abbia un significato espressivo. Non mi piace la fotografia d’assalto: non amo invadere la privacy delle persone.

Per te, fotografare è come….?
Fare sesso ma, meglio…
Quindi come fare l’amore?
Esatto, penso di essere più brava a “toccare” con gli occhi che con le mani.

Quando ti sei detta: da grande voglio fare la fotografa?
Due anni fa, quando ho capito che se non avessi fatto una determinata scelta, sarei rimasta in una sorta di limbo. Lavoravo per un’agenzia pubblicitaria e inizialmente mi piaceva tutto: dal visual, alla grafica al marketing. Scegliere significava per me restringere il mio campo di azione: non è stato facile. Una volta presa la decisione però, mi sono sentita meglio: è stato un atto liberatorio…

Quando è stato l’ultimo giorno che hai trascorso senza fare neppure uno scatto?
Oggi perché ero stanchissima.

Quanto ritocchi le tue foto?
Dipende da quello che voglio comunicare. Non vivo la postproduzione come ricerca della perfezione ma, come aggiunta di significato.

Come scegli i tuoi soggetti?
A pelle

Quando, per te, un volto è interessante?
Quando, attraverso l’espressività e attraverso le rughe mi racconta il vissuto di una persona. Anche quello che un volto non dice mi piace molto…

Quanto tempo dedichi allo studio e alla preparazione delle tue scenografie?
Il record è stato un mese di preparazione ma, in media ci impiego due settimane. Sono estremamente attenta ad ogni minimo dettaglio.

“Cosa penseranno gli altri del tuo lavoro”, ha mai influenzato quello che stavi facendo?
Ho vissuto fino ad adesso pensando a quello che poteva essere il giudizio degli altri ma, adesso, a 25 anni, sono cresciuta e non mi interessa più. Anche quando esprimono dei commenti sul mio lavoro, apprezzo di più chi mi dice: “Non mi piace!” piuttosto che “Io l’avrei fatto così…”

Tre caratteristiche che secondo te un buon fotografo dovrebbe avere…
Direi: sensibilità, rispetto – secondo me il vero fotografo non dovrebbe mai avere quello sguardo che in sociologia viene definito “pornografico” – e perseveranza, soprattutto di questi tempi. Se posso aggiungerne una quarta: botte di c**o pazzesche!

Ci sono diversi autoscatti tra i tuoi lavori: ti senti più a tuo agio dietro o davanti l’obiettivo?
Dietro! Davanti, solo se l’obiettivo è mio. Non amo essere fotografata da altri: non ho mai avuto un rapporto pacifico con il mio corpo.

Qual è il miglior sbaglio che tu abbia mai fatto?
Venire a Milano: è stata quasi una scelta obbligata. Mi sarebbe piaciuto andare a Londra. Prima di arrivare nel capoluogo meneghino, non avevo una buona impressione della città ma, era l’unica soluzione per poter restare vicino alla mia famiglia. Ero consapevole del fatto che mi sarei dovuta rimboccare le maniche ma, a oggi, sono molto soddisfatta dei risultati. Nell’ultimo anno ho fatto ¾ delle cose che sognavo quando ero piccola: compreso quello di realizzare un videoclip musicale.

A cosa stai lavorando adesso?
Ad una mostra sulla femminilità per una galleria di Treviso: Spazio Borgo Panigali. Si tratta di una personale in cui indagherò le dinamiche sociologiche ed emotive femminili. Quasi metà della mostra è già pronta; ho cercato di riprendere quei momenti molto intimi che solitamente le donne non amano mostrare e mi sono accorta che gli spazi in cui ti è concesso di essere veramente donna sono pochissimi.


Mi fai il nome di un tuo amico artista?
Angelo Crazyone

(appuntamento in via Brioschi: artista puntualissima, intervistatrice in estremo ritardo...Presentazioni, 1 bicchiere di vino e 1 negroni, chiacchiere. Parlato di musica, di amici in comune, di femminilità, della famiglia....Domande, pausa sigaretta, ancora un negroni, ancora domande, ancora chiacchiere. Parlato di Mariangela Gualtieri e dello spettacolo "Passaggio con fratello rotto"; parlato di Diane Arbus e Newton, domande, cibo, telefono che suona, saluti....)

Angela la trovi qui

venerdì 15 gennaio 2010

Bea de Giacomo

Bea è una fotografa, Bea ha ventotto anni, Bea ha il volto più bello del mondo, Bea adora gli unicorni, Bea vuol comprarsi un ukelele, Bea un giorno andrà a vivere in una roulotte in mezzo alla natura, Bea la conosco da quando aveva i dread, Bea è questa:

Qual è stata la prima foto tua che ti è piaciuta?

Non ricordo la prima che mi è piaciuta, mi viene in mente la prima che ho stampato però: era in bianco e nero. Avevo fotografato il mio fidanzato di allora; ci eravamo appena svegliati ed eravamo ancora nudi nel letto. L’ho fotografato di schiena… Risultato soddisfaciente!


Qual è la macchina fotografica a cui sei più affezionata?

E’ la Contax T2: è una compatta a pellicola degli anni ’80. Mi piace perché è piccola e la puoi portare in giro comodamente e poi, è automatica e questo ti permette di fare foto al volo senza preoccuparti troppo della tecnica. Le macchine “professionali” ti costringono in qualche modo a fare lavori più “programmati”, studiati in base al risultato che vuoi ottenere. La Contax invece ti permette di essere nel momento, di fotografare la realtà e ottenere un risultato più intimo.

Quali sono i tuoi soggetti preferiti?
Spazi, panorami, natura, meglio se con una figura umana all'interno


Qual è la cosa più bella che hanno detto di te?
Che sono un genio

Cosa succede fisicamente quando ti ritrovi di fronte ad un soggetto da fotografare?
Dipende dal soggetto…. Se si tratta di un ritratto, provo qualcosa di simile a un “senso di vergogna” : la persona ritratta è lì davanti a me e, mi guarda, in qualche modo si aspetta qualcosa. In quel momento è come se fossi io al centro dell’attenzione anche se sono dietro l’obiettivo. e io, sono una persona timida, non amo avere gli occhi puntati addosso. A volte può accadere anche che mi tremino le mani ma, è un attimo. Un’altra cosa curiosa che mi succede è che smetto di respirare. Sì, nell’attimo in cui scatto, smetto di respirare e - le persone che fotografo - mi dicono che sorrido.

Quando, sei contenta di te?
Quando seguo il mio istinto e faccio cose che, apparentemente, non sembrano le più adeguate ma poi sono apprezzate.

Una volta scattata una foto, quanto ci lavori dopo?
Non molto… Lavoro principalmente in pellicola, quindi poi scansiono le foto e le rendo digitali. Sistemo il file dopo la scansione, e, devo ammetterlo: ogni tanto devo raddrizzare l’orizzonte...

Il tuo sogno, sarebbe fotografare…?
Lo spazio, dallo spazio.

Il motto della Bea è?
In ordine sparso: Facciobrutto!; “Ama tutti credi a pochi e non far del male a nessuno”; Non pensarci…

Luce preferita?
In controluce


Mi dai il nome di un tuo amico artista?
Matteo Nuti

(durante questa intervista sono state bevute due bottiglie di vino, fumate sei sigarette a testa, mangiate due pizze, fatta una videochiamata, aggiornato svariate volte il profilo su facebook, ricevuta una telefonata anonima, visti N° tot video su youtube, letto delle vecchie lettere, andate due volte in bagno e ascoltato Chopin, Beatles, Explosions in the sky, Apostle of Hustle, Devendra Banhart, Fink, Smith Westerns, Sufjan Stevens, Sam Yahel, Kate Nash, Flaming Lips. YEP!)

Bea la trovi qui