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mercoledì 31 marzo 2010

Marco Demis

Marco è laureato in architettura; Marco usa colori Maimeri; Marco mi ha fatto cancellare una domanda di questa intervista; Marco ha buttato via un quadro su cui aveva lavorato circa sessanta ore; Marco sta lavorando ad una personale; gli ultimi suoi lavori hanno come tema "l'assenza". Qui, invece, c'è un pò della sua presenza...

Una cosa che fai sempre prima di metterti a dipingere?
Fumarmi una sigaretta, non ho altri rituali.

Siamo di fronte ad una tela bianca: mi racconti le varie fasi del tuo lavoro?
Non credo si debbano descrivere abitudini o passaggi, devono rimanere qualcosa di personale. Per la composizione non seguo schizzi preparatori, trovo più interessante compensare successivamente eventuali errori.

Nei tuoi disegni e dipinti, i soggetti sono quasi sempre femminili, perché ci sono pochissimi bambini maschi nei tuoi lavori?
Per una visione forse retrò di una figura spaesata, fragile. Ogni lavoro comunque è autobiografico, il soggetto è solo una scusa.

Che sentimenti trattengono i bambini che dipingi?
Gli ultimi lavori hanno come tema l'assenza e il non detto; non sono interessato all'espressione. Credo che l'opera seduca se il contenuto viene nascosto o suggerito. Nei soggetti che dipingo è come se ci fosse una rottura tra l'interno e l'esterno: lo sguardo non è rivolto ad un referente, ad una domanda o ad una analisi introspettiva. Lo sguardo diventa un guardare senza poter vedere, non per una mancanza del soggetto ma per un vuoto esterno.

Qual è il lato più infantile del tuo carattere?
Sono possessivo.

Quanto tempo dedichi alla ricerca del colore?
Al momento non uso più di tre/quattro colori: Bianco di Titanio; Nero d’Avorio; un azzurro di cui non ricordo il nome ma il numero - è il 405 – e, un blu che mi sono ritrovato per caso e che forse era meglio non trovare. Si potrebbe dire che è più difficile lavorare su una pittura tonale o monocromatica, come si potrebbe dire il contrario.

Qual è il tuo punto di forza nel lavoro?
Sto lentamente imparando ad essere meno sbrigativo: inizio un lavoro, lo tengo fermo per un po’, poi torno a lavorarci.

Hai delle particolari resistenze sul tuo lavoro?
A seconda dello stato d'animo: se devo dipingere, preferisco essere sereno; se invece devo disegnare, ottengo risultati migliori se sono alterato. Con la grafica preferisco usare materiali di recupero per non avere il timore di sciuparli con lo sfogo.

Qual è il lavoro di cui sei più soddisfatto?
Sono soddisfatto dei lavori più immediati, quelli che riesco a finire in poco tempo.


Qual è il gioco che ti piaceva di più quando eri bambino?
Impazzivo per i Lego ma, ancora di più mi piaceva giocare a nascondino.

A cosa stai lavorando adesso?
Ad una personale per la Galleria L’Immagine di Milano.

Mi fai il nome di un tuo amico artista?
Angela Loveday

(Ritrovo in San Babila; camminato fino a Via Bellini; santoni sulla via; visto studio di Marco; visti i quadri di Marco; sigaretta; chiacchiere all'aria aperta; domande; scalino scomodo; visti ancora quadri di Marco; chiuso lo studio; camminata; caffè in corso di Porta Venezia; ancora chiacchiere; parlato di politica, di amici comuni, di Tamara Ferioli e Luca Beolchi, di paesi in cui sarebbe bello vivere, del prezzo della birra a Berlino; ancora una sigaretta; ancora una camminata; fermata del tram N° 9; saluti...)

Marco lo trovi qui

lunedì 1 marzo 2010

Tamara Ferioli

Non ho visto i suoi occhi, non ho visto le sue mani, non ho visto i suoi capelli rossi. Ho solo le oltre dieci mail che ci siamo scambiate. Io, Tamara non l'ho incontrata, spero solo di non averla immaginata...

Se ci fossimo incontrate – magari nel tuo studio – cosa mi avresti offerto da bere?
Un thè se fossi venuta prima delle 19, un bicchiere di vino se fossi arrivata dopo…

Capelli, vino, thè: sono materiali che hai utilizzato per i tuoi lavori. Hai aggiunto qualche “ingrediente” ai quadri a cui stai lavorando adesso per la tua personale?
Da tempo non utilizzo più né vino né thè per poterli offrire a chi mi viene a trovare. Non posso anticipare nulla perché alcuni elementi si stanno aggiungendo ed altri spontaneamente sottraendo. Non amo inserire cose superflue, quello a cui voglio arrivare è l’essenza dell’invisibile: per invisibile intendo tutte quelle sensazioni vibranti indescrivibili. Racchiuderle nelle parole equivarrebbe a seppellirle.

Quali sono i cinque oggetti più vicini a te adesso che stai rispondendo alle domande?
Calamite, xilofono a forma di mucca, tazza, matite, boccetta per fare bolle di sapone.

Fili, ragnatele, rami: perché le donne che disegni, rimangono sempre impigliate in qualcosa o i loro movimenti sono costretti?
Perché incarnano perfettamente certe cose, persone o situazioni che abitano il ‘mondo indescrivibile’: quello che sarebbe un ‘peccato’ descrivere.

E perché non mostrano mai il volto?
Si nascondono ma allo stesso tempo si mostrano, i capelli sono la loro carta d’identità, sono i più antichi tessuti dai quali si sono ricavate finora sequenze di DNA. Non mostrano il volto perché non è necessario, come ho già detto, evito sempre di inserire cose per me superflue. L’atto comunicativo è concentrato in tutta la loro anatomia, negli animali e vegetali che incontrano-scontrano durante il loro ‘cammino’.

Quante volte hai sorriso oggi?
Consapevolmente neanche una, inconsapevolmente non lo posso sapere. Ad ogni modo so di aver sorriso diverse volte.

Qual è la cosa che ti infastidisce di più quando stai lavorando?
Il telefono che squilla, le voci umane. Mentre sono in ‘transfert’ necessito di silenzio assoluto o musica capace di condurre.

Candido, tormentato, poetico, seducente, fiabesco: quale di questi aggettivi, secondo te, si addice di più ai tuoi lavori?
Non credo che tutti i miei lavori siano associabili ad un solo, ed allo stesso, aggettivo per lungo tempo.

Ti mangi le unghie?
Ora non più. Quando ero piccola neanche lo smalto amaro era in grado fermarmi, ho dovuto smettere di mia spontanea volontà.

Una donna a cui guardi con ammirazione oggi?
La nonna

Un vizio a cui sei affezionata?
Non utilizzare guanti protettivi mentre lavoro

Non ti innamoreresti mai di un uomo….?
…tipicamente umano.

Mi fai il nome di un tuo amico artista?
Luca Beolchi

(Recupereremo presto l'incontro non avvenuto. Ho un invito ad andare a trovare Tamara nella sua tana-studio. Lo farò presto e il vino, lo porterò io...)

Tamara la trovi qui